Una pletora di personalità politiche ed economiche e di attori associativi del Marocco e altrove erano in conclave, venerdì e sabato a Essaouira, per dibattere, attraverso una serie di tavole rotonde, del posto che la donna marocchina è chiamata a occupare nella vita politica sulla scia degli enormi mutamenti che conosce il Marocco, in particolare il progetto di regionalizzazione. Fin dall'inizio, i partecipanti hanno tracciato il bilancio, avallato da diversi studi, che la situazione delle donne nel mondo arabo e in Africa è un handicap allo sviluppo e che, in un contesto di regionalizzazione, che si impone come un imperativo politico e un vettore di sviluppo, è primordiale prendere misure reali, concrete e coercitive per instaurare l'uguaglianza di genere e allinearsi all'evoluzione internazionale in materia. A questo proposito, alcuni intervenuti hanno stimato che la società è pronta per adottare il principio di parità, a giudicare dall'importanza dell'attività femminile, dalla presenza considerevole della donna in diverse istituzioni nazionali e dal dispositivo giuridico e le misure adottate allo scopo di instaurare l'uguaglianza uomo-donna e lottare contro le diverse forme di violenza nei confronti delle donne. Sulla stessa scia, altri partecipanti stimano che la riuscita stessa del progetto di regionalizzazione sia strettamente legata all'emancipazione della donna, visto che tra gli obiettivi di questo sistema di governance territoriale figurano la volontà di mobilitare l'insieme delle risorse della nazione e il coinvolgimento diretto del cittadino nella gestione della cosa pubblica, aggiungendo che in questa prospettiva, le regioni avranno tutto da guadagnare appoggiandosi su tutte le loro forze umane, maschili e femminili, per affrontare le sfide che si profilano. Ma una riflessione fruttuosa su questa questione passa, logicamente, per una presentazione dettagliata del nuovo modello marocchino di regionalizzazione. A tal fine, un panel composto dal consigliere di SM il Re e presidente della commissione consultiva della regionalizzazione, Omar Azziman, nonché da Nadia Bernoussi, professore di diritto costituzionale, Sabah Chraibi, giurista, e Ali Bouabid, ricercatore, ha messo in evidenza i fattori che hanno reso necessaria l'adozione di un nuovo modo di governance territoriale, i grandi principi di questo modello legati, tra l'altro, all'unità dello Stato, alla solidarietà territoriale e alla progressività e gradualità del processo di attuazione, le prospettive che offre questo progetto ambizioso, ma anche le questioni che solleva la sua applicazione. Il punto è stato, così, messo sulle questioni che pone questa regionalizzazione a livello del riparto territoriale, che dovrebbe tenere conto della messa in atto di entità economicamente viabili e culturalmente omogenee, della disparità tra le regioni e dei mezzi e dei quadri necessari a livello regionale per condurre in porto questo cantiere e assicurargli tutte le condizioni di riuscita. In questo senso, l'universitario, storico e politologo Hassan Aourid sottolinea, in una dichiarazione alla MAP, che «nonostante i risultati importanti realizzati a livello del cantiere della regionalizzazione, bisogna pazientare alla luce delle scelte che impegnano lo Stato e la società, oltre alle questioni poste dalla ripartizione territoriale». «Bisogna stabilire un equilibrio tra la regionalizzazione, che è uno strumento di sviluppo e un quadro per promuovere le particolarità culturali, e le esigenze dell'unità dello Stato e del dovere di solidarietà, vegliando al contempo all'attuazione progressiva di questo progetto, al fine di permettere agli attori locali di acclimatarsi con questo nuovo sistema», ha indicato. Evocare la regionalizzazione come uno dei grandi cantieri di riforma che conosce il Marocco non poteva che condurre i conferenzieri ad affrontare il soggetto della nuova costituzione che, secondo alcuni intervenuti, lancia un processo costituente che non prenderà effettivamente fine che dopo l'adozione delle leggi organiche necessarie all'attuazione di questo testo supremo. In questo senso, i panelisti hanno deplorato la lentezza dell'attuazione del progetto di regionalizzazione e delle disposizioni della costituzione, in particolare quelle relative alla messa in atto di un Consiglio per la parità, nonché gli scarti che esistono tra le ambizioni espresse dalla legislazione e la realtà sul campo, in particolare a livello dei risultati realizzati dalla donna e che faticano, secondo loro, a concretizzarsi. In un registro più concreto, la luce è stata gettata sullo sviluppo delle infrastrutture educative, sanitarie e sportive come maglia al servizio delle donne. Ma piuttosto che le infrastrutture, il dibattito si è orientato verso la necessità di accordare l'interesse che occorre all'elemento umano incaricato di gestire questi stabilimenti al fine di permettere di raggiungere gli obiettivi per i quali sono stati creati, insistendo al contempo sulla necessità di adottare un approccio di genere a livello della concezione di questo tipo di progetti, in modo da facilitare l'accesso della gente femminile a questi servizi. La presenza della donna nella vita politica essendo al centro di questo Forum, i partiti politici sono stati particolarmente interrogati sulla partecipazione scialba della gente femminile nella presa di decisione e nelle scadenze elettorali. In questo quadro, una tavola rotonda ha riunito i rappresentanti di diverse formazioni politiche marocchine, che erano unanimi nel perorare a favore di un'adesione massiccia delle donne ai partiti politici come mezzo per far valere i loro diritti e forzare il cambiamento dall'interno, nella prospettiva di un ruolo più importante nella gestione della cosa pubblica. In questo quadro, e vista la scadenza politica segnata dalla scadenza elettorale del 2015, delle raccomandazioni sono state formulate al termine di tre laboratori sulle modalità di partecipazione delle donne alla nuova regionalizzazione, in vista di iniziare un'azione concreta, in partenariato con i partiti politici, mirante a rafforzare la presenza femminile durante le prossime elezioni.
Fornitore/Fonte : Libération